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Questa petizione è chiusa
Governo italiano, parlamento, istituzioni locali per rispettive competenze: Tutelare autogestione del volontariato e radicamento territoriale dei CSV

Governo italiano, parlamento, istituzioni locali per rispettive competenze: Tutelare autogestione del volontariato e radicamento territoriale dei CSV

Questa petizione è chiusa
494 persone hanno firmato. Arriviamo a  750
494 Sostenitori

Agire Sociale CSV F.
ha lanciato questa petizione diretta a:
Governo italiano, parlamento, istituzioni locali per rispettive competenze
E' in atto la riforma del Terzo Settore che mira ad una ridefinizione dell'intera normativa. Desideriamo dare un contributo in termini di opinioni e suggerimenti al documento del Governo al fine di:
- non diperdere un sistema fatto di legami di fiducia e prossimità con migliaia di soggetti radicati nel territorio, a supporto del welfare locale;
- continuare a garantire vicinanza, protezione sociale, prevenzione, formazione e progetti sociali di comunità.
- promuovere partecipazione alla cittadinanza attiva vivendo la comunità locale e non a distanza.

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“Una proposta per il processo di riorganizzazione del sistema dei Centri di Servizio per il Volontariato”

· Le Associazioni e gli Enti del Terzo Settore italiani

· I singoli cittadini

· Gli altri Enti firmatari

CHIEDONO

Al Governo, perché ne tenga conto nel percorso di riorganizzazione del Terzo settore, e in particolare nella revisione del sistema dei CSV;

ai Parlamentari, affinché riportino nelle sedi di discussione e di legiferazione opportune;

alle Amministrazioni Locali, affinché possano farsi portavoce e promuovere presso le Istituzioni superiori

di sostenere le seguenti richieste:

1. DIFESA DELL’AUTONOMIA TERRITORIALE DEI CENTRI DI SERVIZIO PER IL VOLONTARIATO quale esperienza innovativa che risponde al principio di sussidiarietà e di gestione partecipata dei servizi (artt. 43 e 118 della carta costituzionale e art. 3 del DM 1/08/2014 sull’autonomia organizzativa delle Regioni), perché ogni Regione possa determinare il modello più adeguato per l'espletamento del proprio servizio verso le ODV (in ragione delle proprie caratteristiche storico-culturali e/o geografiche).
Valorizzare il pluralismo e la diversità significa concretamente evitare omologazioni e cadute dall’alto di modelli “ricetta” che vanno bene per tutti, a favore invece di uno sviluppo delle specificità dei territori che possano essere ricchezza generativa di progettualità e buone pratiche da condividere con gli altri. Le esperienze e le professionalità spese in questi anni hanno attivato anche un nuovo modello di confronto e gestione trasversale di temi sociali che hanno sviluppato tavoli circolari in cui si siedono attivamente volontariato, promozione e cooperazione sociale, mondo profit e istituzioni pubbliche. I Centri di Servizio per il Volontariato sono quindi collante e membrana tra i diversi “stakeholder”, “costruttori/animatori” di reti tra attori del territorio, tra pubblico e privato, sui temi della comunità e della partecipazione attiva.
In Emilia Romagna l’esperienza maturata in seno a CSV provinciali, con sportelli decentrati sul territorio, ha permesso la costruzione di spazi d’incontro, conoscenza, co-progettazione, ma


parallelamente il Coordinamento dei CSV emiliano-romagnoli è maturato nella capacità di pensare a percorsi di sinergia e razionalizzazione di costi e servizi. Forte è la necessità di tutelare, difendere e promuovere la sopravvivenza e lo sviluppo delle piccole associazioni che vivono della presenza della struttura territoriale.

Questo per noi è un modello che funziona e che si desidera difendere, sviluppare e promuovere.

2. DIFESA DELLA “PROGETTAZIONE SOCIALE” perché in Emilia Romagna, attraverso 17 anni di lavoro di prossimità e di comunità, il volontariato supportato dai CSV, ha svolto la sua funzione di sussidiarietà collaborando in stretta sinergia con i tavoli di programmazione e progettazione territoriale (ex Piani di Zona), con le Fondazioni bancarie, con i Comitati Paritetici Provinciali, i Forum del Terzo Settore, con le altre organizzazioni del Terzo Settore e del Profit. Oggi è più che mai necessario intensificare e facilitare questi rapporti perché significa investire in quel sistema di vicinanza che è protezione sociale, prevenzione, formazione e che è di fatto il Welfare partecipativo. Partecipazione si sposa a fatica con delocalizzazione, così come non si può promuovere comunità e partecipazione stando a distanza, né tessere legami di prossimità e fiducia senza conoscere e vivere la comunità locale. Al contrario, si tratta di riconoscere che facilitare la collaborazione tra interlocutori istituzionali e socialmente differenti che faticano a interagire, stimolare alla cooperazione per raggiungere obiettivi concreti e sostenibili, promuovere azioni di solidarietà, formare alla cittadinanza attiva sono il prodotto sociale che abbiamo imparato con competenza a sviluppare e ad essere riconosciuto e che rappresenta l’orientamento strategico verso cui volgere lo sguardo.

3. DIFESA DELLE RISORSE DESTINATE AL VOLONTARIATO, perché è necessario contare sulla stabilità delle risorse finanziarie. Le modifiche alla Legge vanno fatte nei luoghi opportuni e non debbono essere imposte burocraticamente dall’alto, proprio perché la partecipazione delle Odv del territorio è una risorsa essenziale e va interpellata, con un percorso puntuale che ha bisogno di tempo per essere accompagnato e di modalità di confronto ben strutturate. Così come serve tempo per cominciare a reperire dotazioni finanziarie anche da altri canali (locali, regionali, europei). Diversamente una repentina revisione del sistema dei CSV che impone modelli organizzativi centralizzati con drastiche riduzioni di copertura finanziaria tenderà di fatto ad una liquidazione del sistema dei Centri di Servizio.